

Ci sono cose che si rivelano,
cose che hanno bisogno di tempo.
Cose che saltano all'occhio, cose
che vengono fuori alla distanza.
Cose che ci vengono incontro,
cose che aspettano che siamo noi
a fare il primo passo.
Ci sono gli occhi, la stretta di mano, il sorriso, il timbro della voce,
che parlano subito di noi e precipitano gli altri
nel nostro piccolo universo. Un universo del quale, però,
non sono che la superficie, la porta.
Un universo che non si esaurisce in loro.
E, poi, ci sono gli sguardi, i gesti, le mille espressioni
che un viso è in grado di animare,
l'intenzione e le sfumature della voce,
il modo di camminare, di pensare, di emozionarsi e gioire,
di ferirsi e soffrire e l'incalcolabile numero
di sfumature che fanno di noi quelli che siamo.
Tutte cose che è impossibile
cogliere se non si apre quella porta
e non si va al di là di ciò che la superficie
lascia solo intuire,e , a volte, nasconde.
E, forse, il lavoro di certe "avanguardie"
e proprio quello di rompere il ghiaccio
e stabilire il contatto.
Creare le condizioni per le quali l'altro - colpito
da ciò che c'è fuori - avverte la curiosità, il desiderio,
il bisogno di vedere cosa e quanto
di noi si nasconde nelle "retrovie".
Cosa c'è dietro la porta, dentro la
casa della nostra anima.
Va così anche per le canzoni. Ci sono quelle che prendono subito:
come un sorriso, uno sguardo, una stretta di mano e quelle che
mandano segnali più sfumati, più leggeri, si avvicinano in punta
di piedi o se ne restano defilate, in disparte e preferiscono farsi
cercare.
Impossibile dire quali siano le più riuscite, quali le più belle.
Perchè fanno parte e parlano a noi e di noi in modo
diverso, proprio come è diverso il ruolo di
"avanguardie" e "retrovie".
L'unica cosa che conta davvero è che le une e le altre
siano sempre fedeli a se stesse e siano fino in fondo
ciò che dicono di essere.
Spesso non sappiamo dire le ragioni per
le quali una melodia prende al primo ascolto,
mentre un'altra ha bisogno di più tempo per
rivelarsi e rivelare. Ma non è così
importante. Come per un amore, non è
il colpo di fulmine a misurare l'intensità,
il valore e la durata della passione. E'
il fatto che quell'amore non invecchi,
non ingrandisca e, giorno dopo giorno,
sappia alimentarsi e alimentare. A volte
l'amore comincia proprio laddove finisce
l'innamoramento. Questi pezzi sono
così. Non nascono per i cento metri,
ma per le lunghe distanze di cui è fatto
il nostro viaggiare. Forse non hanno lo
scatto bruciante degli sprinter (non tutti
almeno), ma hanno il passo regolare
e costante di chi ha più a cuore ciò
che deve dire che non il tempo che ci vuole a dirlo.
Questi pezzi ho raccolto in questa seconda collezione
ed è, forse, proprio questo che la rende ancora più
preziosa della prima. Perchè sono brani che non si
fermano in superficie ma scendono in profondità.
A volte ci chiedono uno sforzo in più, un po' di
attenzione di fronte a parole magari meno semplici
meno immediate, una disposizione diversa nell'ascolto
di melodie meno complici, un'esclusività nel dialogo
che altri brani non chiedono, ma sono piccoli sforzi
ben ripagati. Sono pezzi che scendono per restare ed
è difficile che capiti di perderli per strada.
Da *GLI ALTRI TUTTI QUI" CLAUDIO BAGLIONI
