
QUELLI DEGLI ALTRI TUTTI QUI - CLAUDIO BAGLIONI
"Nessuno sa da dove arrivi. Nè da dove,né perché. Tutti però, la sentiamo scendere dentro di noi fino a profondità inimmaginabili e,una volta lì, la sappiamo capace di compiere prodigi per chiunque altro impensabili.
La musica, intendo. La lingua più alta. Probabilmente l’unica che ci consente di appoggiare l’orecchio al petto del tempo e percepire il flebile pulsare dell’infinito.
Intuizione tra le più grandi dell’uomo.Più grande ancora della parola. Perchè alla parola mette le ali e la rende libera di superare qualsiasi ostacolo e raggiungere qualunque latitudine. L'unica lingua che parla a tutti e da tutti si fa capire. Ma anche la sola che tutti sono in grado di parlare senza che sia necessario possederne grammatica e sintassi. Pura e preziosa come l’acqua. Invisibile e indispensabile come l’aria.
Prima che arrivasse lei, invisibile lo ero anch’io. In una periferia che odorava ancora di dopoguerra. Ingenua, variopinta, disorientata e disorientante assetata di vita. Non so perché, ma ero convinto che il futuro sarebbe arrivato per tutti tranne che per me e che, se qualcuno avesse scattato una foto, sarei stato l’unico incapace di impressionare la pellicola. L’indentità era una nebulosa. Un buco nero. Un postulato indimostrabile. Un bisogno che mi pareva impossibile soddisfare. La cercavo ovunque. Senza sapere cosa, né dove cercare. Sapevo solo che doveva essere lì, da qualche parte e che se non l’avessi trovata non solo non avrei mai saputo chi e cos’ero, ma non avrei mai potuto cominciare il cammino alla ricerca degli altri e delle risposte alle mille domande che puntavano il dito verso di me.
E proprio quando sembrava che quella nebulosa non si sarebbe mai dissolta e che il buco nero sarebbe rimasto tale per sempre, è arrivata lei. Non è stata una folgorazione.
Non quel colpo di fulmine che sembra l’unico elemento in grado di certificare la presenza di una vocazione autentica.
E’ stato un corteggiamento lento. Incontri brevi e fugaci. Sguardi rubati. Parole e note strappate qua e là, a una radiolina rimasta accesa in un cortile, a un juke-box abbandonato all’apatia di inverni bassi e immutabili, al pallore irrequieto di qualche televisore.
Un corteggiamento lento e difficile. Con accelerazioni improvvise e improvvise pause. Slanci, dubbi, incomprensioni, ripensamenti e ritorni di fiamma. Più volte siamo stati sul punto di rompere e perderci per sempre. Di lei mi affascinava il fatto che sembrava venire da un altro mondo (e, forse, era proprio così), ma più ancora, che era certamente un altro mondo nel quale riusciva a trascinarmi ogni volta che la finestra della coscienza si spalancava e il vento scoperchiava emozioni, desideri, sensazioni, pensieri. Dopo di lui, nulla era più prima.
Nemmeno io.
Un vento sempre diverso, sempre nuovo e sempre più ricco di richiami e suggestioni. Soffiava da terre sconosciute, portando la magia di geografie dai nomi carichi di energia e mistero – Bindi, De Andrè, Endrigo, Modugno, Paoli, Tenco… Uno vicino all’altro davano vita al quadrante magico dell’arte povera e potente della canzone d’autore. Probabilmente la forma espressiva popolare che più di ogni altra ha animato s sé la seconda parte del novecento, grazie al fascino immediato e definitivo della sua semplicità, all’inguaribile potere di sintesi, alla straordinaria portata evocativa. Un’arte capace di mostrare ciò che, fino ad allora, nessuno aveva mai visto e, soprattutto, mai aveva immaginato il poter vedere.
Parte di quel vento è racchiuso in questa terza collezione, dedicata ai pochi temerari che si sono fatti vela davanti al lui per guidare la barca dei naviganti dell’esistere alla scoperta di rotte nuove, oltre alle colonne d’Ercole di paure, fragilità e dubbi che affollano l’animo umano. Anche questa volta non so se sono davvero “tutti qui”. Ancora una volta non è questo il senso. Il desiderio è quello di rintracciare semi e radici di un percorso personale e professionale che, se è così lungo e fortunato lo deve anche alla spinta di questi venti.
Ho cercato di ritrovare e dirottare su di voi il sapore inconfondibile e indimenticabile di certe “folate” con la speranza di restituire qualche frammento della magia ricevuta in dono da loro e l’augurio che e nessuno venga mai meno la voglia di aprire la finestra dell’anima e il coraggio di lasciare che le correnti portino scompiglio fuori e dentro di noi."
Claudio
photo da SoloClaudio.com