

MUSICA:BAGLIONI,2 CD TRIPLI CONTEMPORANEAMENTE IN CLASSIFICA
- Non era mai accaduto -e non solo in Italia- che due
dischi tripli dello stesso artista coabitassero nella hit parade dei
dischi più venduti. Succede a Claudio Baglioni, con due raccolte del
meglio della sua produzione dagli esordi discografici ai giorni nostri.
Due cofanetti (6 cd, pi di 90 canzoni per oltre 7 ore di grande musica)
che, per la prima volta, comprendono tutti i pi grandi successi del
musicista romano, dai cataloghi RCA (BMG) e SONY MUSIC, coprendo un
arco di tempo che va dal 1967 ad oggi. "Gli altri (tutti qui)", ad una
sola settimana dall'uscita, è balzato alla terza posizione dell'hit
parade, mentre "Tutti qui" -già tre dischi di platino per oltre 300.000 copie vendute- in classifica da ben 22 settimane è stabile in 31ma
posizione. "Non so cosa dire!-, ha commentato Baglioni - Davvero non mi
aspettavo un successo di questa portata. Sono felice soprattutto per
questa seconda collezione, in un certo senso ancora più preziosa della
prima, perchè raccoglie brani costruiti con parole meno semplici e
immediate e melodie meno complici; canzoni che richiedono un'attenzione
nell'ascolto e un'esclusività nel dialogo che le altre non chiedono. Ma
-ha concluso il musicista romano- sono piccoli sforzi ben ripagati:
sono canzoni che scendono per restare ed è difficile che capiti di
perderle per strada".


Dedicata alle mie compagne canterine Deborah e Sara che mi stanno
rompendo i timpani a forza di cantare!!!
Ve vojo bbbbene!
Andy

NUVOLE E LENZUOLA (Negramaro)
Ore che
lente e inesorabili
attraversano il silenzio
del mio cielo
per poi nascondersi
ad un tratto
dietro nuvole
che straziano il sereno
sentirle riaffiorare
quando tutto
sembra aver trovato il giusto peso
aver la voglia
di rubarle al tempo
per potergli dare
tutto un altro senso
distratto, stupido e testardo
come sempre provo a farlo
ho deciso di fermarlo
per poterti avere ancora
non dire una parola
sperando che non se ne accorga
ho strappato via anche l’ultima mezz’ora
pensando che sia l’unica maniera
per sentirti qui vicino ancora
sempre più stupido e testardo
come sempre torno a farlo
e di nuovo per fermarlo
e poterti dire
ancora
tra nuvole e lenzuola
non FARLO PER UN’ ORA
non farlo mai per ora
e stringimi allora
tra nuvole e lenzuola
non dire una parola
non dire una parola
ore
che lente
e inossidabili
attraversano il silenzio del mio cielo
e si nascondono ad un tratto
dietro nuvole
che straziano il sereno
le senti riaffiorare quando tutto
tutto sembra aver trovato il giusto peso
aver la voglia di rubarle al tempo
per potergli dare ancora un altro senso ancora
stringimi allora
tra nuvole e lenzuola
non DIRE UNA PAROLA
non farlo mai per ora
abbracciami ancora
tra nuvole e lenzuola
non dire una parola
non dire una parola
ore
che lente
e inossidabili
attraversano il silenzio del mio cielo
e si nascondono ad un tratto
dietro nuvole
che straziano il sereno
le senti riaffiorare quando tutto
sembra aver trovato il giusto peso
aver la voglia di rubarle al tempo
per potergli dare ancora un altro senso ancora

Fare l’amore così, la notte che lui tornava, era un po’ più bello, un po’ più semplice,
un po’ più complicato che in una notte qualunque.
C’era di mezzo qualcosa come lo sforzo di ricordarsi qualcosa.
C’era di mezzo un sottile timore di scoprire chissachè.
C’era di mezzo il bisogno che fosse comunque bellissimo.
C’era di mezzo una voglia un po’ impaziente, un po’ feroce, che non c’entrava con l’amore.
C’era di mezzo un sacco di roba.
Dopo... era come ricominciare a scrivere da una pagina bianca.
Qualsiasi viaggio l’avesse portato in giro per il mondo, scompariva nel bicchier d’acqua
di quella mezz’ora d’amore.
Si ricominciava da dove ci si era lasciati.
Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina.
Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore
un po’ panico e la vita ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno,
nascosto con una mossa nervosa di paura.
Un po’ per caso, un po’ per paura, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata
mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti... Così...
Castell di rabbia - A. Baricco
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Stasera in tv hanno trasmesso dei canti della Divina Commedia interpretati da Benigni.
Avevo già visto Roberto recitare questi canti ed ero già rimasta incantata
dal suo modo speciale di farteli rimanere impressi nella mente, di farteli piacere.
Ed è meraviglioso come ogni volta che lo si ascolta si rimane imbambolati come dei bambini che ascoltano una favola…
Benigni è, senza retoriche, UN MIRACOLO.


Ci sono cose che si rivelano,
cose che hanno bisogno di tempo.
Cose che saltano all'occhio, cose
che vengono fuori alla distanza.
Cose che ci vengono incontro,
cose che aspettano che siamo noi
a fare il primo passo.
Ci sono gli occhi, la stretta di mano, il sorriso, il timbro della voce,
che parlano subito di noi e precipitano gli altri
nel nostro piccolo universo. Un universo del quale, però,
non sono che la superficie, la porta.
Un universo che non si esaurisce in loro.
E, poi, ci sono gli sguardi, i gesti, le mille espressioni
che un viso è in grado di animare,
l'intenzione e le sfumature della voce,
il modo di camminare, di pensare, di emozionarsi e gioire,
di ferirsi e soffrire e l'incalcolabile numero
di sfumature che fanno di noi quelli che siamo.
Tutte cose che è impossibile
cogliere se non si apre quella porta
e non si va al di là di ciò che la superficie
lascia solo intuire,e , a volte, nasconde.
E, forse, il lavoro di certe "avanguardie"
e proprio quello di rompere il ghiaccio
e stabilire il contatto.
Creare le condizioni per le quali l'altro - colpito
da ciò che c'è fuori - avverte la curiosità, il desiderio,
il bisogno di vedere cosa e quanto
di noi si nasconde nelle "retrovie".
Cosa c'è dietro la porta, dentro la
casa della nostra anima.
Va così anche per le canzoni. Ci sono quelle che prendono subito:
come un sorriso, uno sguardo, una stretta di mano e quelle che
mandano segnali più sfumati, più leggeri, si avvicinano in punta
di piedi o se ne restano defilate, in disparte e preferiscono farsi
cercare.
Impossibile dire quali siano le più riuscite, quali le più belle.
Perchè fanno parte e parlano a noi e di noi in modo
diverso, proprio come è diverso il ruolo di
"avanguardie" e "retrovie".
L'unica cosa che conta davvero è che le une e le altre
siano sempre fedeli a se stesse e siano fino in fondo
ciò che dicono di essere.
Spesso non sappiamo dire le ragioni per
le quali una melodia prende al primo ascolto,
mentre un'altra ha bisogno di più tempo per
rivelarsi e rivelare. Ma non è così
importante. Come per un amore, non è
il colpo di fulmine a misurare l'intensità,
il valore e la durata della passione. E'
il fatto che quell'amore non invecchi,
non ingrandisca e, giorno dopo giorno,
sappia alimentarsi e alimentare. A volte
l'amore comincia proprio laddove finisce
l'innamoramento. Questi pezzi sono
così. Non nascono per i cento metri,
ma per le lunghe distanze di cui è fatto
il nostro viaggiare. Forse non hanno lo
scatto bruciante degli sprinter (non tutti
almeno), ma hanno il passo regolare
e costante di chi ha più a cuore ciò
che deve dire che non il tempo che ci vuole a dirlo.
Questi pezzi ho raccolto in questa seconda collezione
ed è, forse, proprio questo che la rende ancora più
preziosa della prima. Perchè sono brani che non si
fermano in superficie ma scendono in profondità.
A volte ci chiedono uno sforzo in più, un po' di
attenzione di fronte a parole magari meno semplici
meno immediate, una disposizione diversa nell'ascolto
di melodie meno complici, un'esclusività nel dialogo
che altri brani non chiedono, ma sono piccoli sforzi
ben ripagati. Sono pezzi che scendono per restare ed
è difficile che capiti di perderli per strada.
Da *GLI ALTRI TUTTI QUI" CLAUDIO BAGLIONI