Sei l'attimo d'eterno n° *loading*

...ATTIMO DI ETERNO...

..Per sognare e volare sempre più in alto..

Attimo di eterno come Home Attimodieterno come Home

Aggiungi ai Preferiti Aggiungimi ai tuoi Preferiti

Scrivimi Scrivimi

In sottofondo: "Playing love" di Ennio Morricone

venerdì, giugno 24, 2005

SORPRENDIMI

Sorprendimi ...
con baci che non conosco ogni notte
stupiscimi ...
e se alle volte poi cado ti prego
sorreggimi, aiutami
a capire le cose del mondo
e parlami, di più di te, io mi dò a te
completamente ...
Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci vede nessuno siam troppo vicini
e troppo veri ...
Sorprendimi ...
e con carezze proibite e dolcissime
amami ...
e se alle volte mi chiudo ti prego
capiscimi, altro non c’è
che la voglia di crescere insieme
ascoltami, io mi do a te e penso a te
continuamente ...
Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci prende nessuno siam troppo vicini
e troppo veri ...
veri ...
Dai che torniamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci prende nessuno siam troppo vicini
e troppo veri ...
Sorprendimi ,sorprendimi ,sorprendimi..

postato da attimodieterno alle ore 18:01 | link | commenti
venerdì, giugno 24, 2005

CHIEDI CHI ERANO I BEATLES

Se vuoi toccare sulla fronte il tempo
che passa volando
in un marzo di polvere e di fuoco
e come il nonno di oggi sia stato
il ragazzo di ieri,
se vuoi ascoltare
non solo, per gioco
il passo di mille pensieri
chiedi chi erano i Beatles

Se vuoi sentire sul braccio
il giorno che corre lontano
e come una corda di canapa
è stata tirata,
o come la nebbia è inchiodata alla mano
fra giorni sempre più brevi
se vuoi toccare col dito
il cuore delle ultime nevi
chiedi chi erano i Beatles

Chiedilo a una ragazza di quindici anni di età
chiedi chi erano i Beatles
e lei ti risponderà
la ragazza bellina
col suo naso garbato,
gli occhiali e con la vocina
chi erano mai questi Beatles
lei ti risponderà!

I Beatles non li conosco
e neanche il mondo conosco
Sì sì conosco Hiroshima,
ma del resto ne so molto poco.
Ha detto mio padre:
"L'Europa bruciava nel fuoco."
Dobbiamo ancora imparare, siamo nati ieri, siamo nati ieri.

Dopo le ferie d'agosto,
non mi ricordo più il mare.
Non ricordo la musica,
fatico a spiegarmi le cose.
Per restare tranquilla,
scatto a mia nonna le ultime pose
chi erano mai questi Beatles

Voi che li avete girati nei dischi e gridati
voi che li avete aspettati ascoltati bruciati e poi scordati
voi dovete insegnarci con tutte le cose
non solo a parole
chi erano mai questi Beatles
chi erano mai questi Beatles

La pioggia cade presto asciugata dal sole.
Un fiume scorre su un divano di pelle.
Ma chi erano mai questi Beatles
Le auto hanno brusche fermate
e le radio private
mettono in onda
la nebbia e le vecchie paure.
Chi erano mai questi Beatles

Di notte,
sogno città che non hanno mai fine.
Sento tante voci cantare
e laggiù gente risponde.
Nuoto fra le onde di sole,
cammino nel cielo del mare.
Chi erano mai questi Beatles
Chi erano mai questi Beatles

postato da attimodieterno alle ore 15:44 | link | commenti
venerdì, giugno 17, 2005

"Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle -Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni -i giorni, gli istanti- che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo -Tu sei matto. E per sempre lo amerà."

 

*Alessandro Baricco*

postato da attimodieterno alle ore 17:15 | link | commenti (2)
venerdì, giugno 17, 2005

postato da attimodieterno alle ore 16:55 | link | commenti
venerdì, giugno 17, 2005

Uscirà il 22 giugno 2005
in tutte le librerie il nuovo volume di Claudio Baglioni, dal titolo " SENZA MUSICA "
 

Prefazione

Mi sentivo invisibile. Comincia così questo viaggio alla ricerca dell'identità di un'anima divaricata tra "l'idea che il mondo sia lì, a un passo, e che basti allungare la mano per prenderlo" e "il sospetto che non sappia nemmeno che esisti e... che non lo verrà a sapere mai". Siamo alla fine degli anni '60. L'anima è quella di un ragazzo di una periferia pasoliniana, che attraverso la musica cerca se stesso, il senso e la direzione del proprio viaggiare. Ed è proprio quello dell'identità e del rapporto con il tempo, inteso sia come dimensione personale che universale, il tema principale intorno al quale ruotano non solo queste pagine, ma anche la doppia vicenda di uomo e di artista di una delle voci più intense e amate della musica popolare italiana: Claudio Baglioni. Senza musica, perché per la prima volta Baglioni usa parole nude, senza affidarle o nasconderle dietro la materia che gli è più congeniale, e senza le licenze e gli artifici che la musica consente. Nudo, e dunque anche libero dalla rigidità inviolabile dei versi e dai tempi - fin troppo angusti - di una canzone, lasciando respirare i pensieri e interrogandosi su temi che difficilmente riescono a trovare spazio nei tre minuti e trenta nei quali sono ormai confinati linguaggi e categorie del pop. Risultato: una conferma per chi ha seguito l'evolversi della sua vicenda personale e artistica; una sorpresa per chi si è fermato in superficie. Per tutti, un'importante occasione di riflessione e confronto, insieme a quella che si rivela una voce attenta, incisiva, lontana dai luoghi comuni, capace di scendere in profondità, raccogliere e generare senso. Un percorso non legato alla cronologia ma ai temi, che non intende seguire l'evoluzione - pure evidente - di uno stile narrativo, ma capire con quali occhi l'uomo e l'artista guardino il mondo, e cosa sia possibile ricavare dalla particolare angolazione e filigrana del loro sguardo. Ecco, allora, incrociarsi e fondersi i ritagli di un diario personale, le ironiche riflessioni su ambiguità e contraddizioni del presente, i dietro le quinte dei principali tour e progetti discografici, ma, soprattutto, un confronto, intenso e appassionato, con i grandi temi di questo tempo troppo ricco di domande e troppo povero di risposte. Il tutto senza mai rinunciare al filtro misurato della poesia. C'è la pace che "piange e si dispera", in favore della quale Baglioni si schiera senza se e senza ma. Perché non è pace "la parola brutta, il problema, la causa del male, qualcosa di cui vergognarsi", così come non è guerra "la parola forte, che illumina, l'unica che può essere pronunciata da chi capisce davvero come vanno le cose a questo mondo". La guerra, al contrario, è "l'unica malattia mortale che l'uomo non contrae, ma genera". Guardando l'ola infinita che scuote il mondo in un no alla guerra che negli ultimi trenta anni non era mai stato così forte, Baglioni si chiede "in nome di chi si governa, quando si rifiuta di ascoltare la voce del demos?". Parte da qui il rischio di un vero e proprio harakiri della democrazia. Quando la maggioranza è composta da chi sta meglio, si finisce inevitabilmente col tutelare i diritti dei più forti, e la democrazia rischia di perdere una delle sue istanze più alte. Un tema che rimanda a quello della centralità dell'uomo e del suo rapporto con il tempo, sul quale Baglioni torna a più riprese per il bisogno, quasi l'urgenza, di sottolineare come sia proprio l'uomo il contenuto e la qualità più grande del contenitore tempo e come spetti a lui "dare forma al tempo e non lasciarsi deformare". Allo stesso modo occorre acquisire una nuova coscienza dell'altro da sé. Il prossimo inteso non solo come chi ci sta vicino, ma anche come "chi sta per arrivare". Incontrare i "non uguali", allora, non significa piegare, ma spiegare. Conoscere e farsi conoscere. E, soprattutto, fuggire l'errore più grave: la cecità del non riconoscere né il diritto né il valore delle "diverse uguaglianze". Quelle che, a propo- sito di immigrazione clandestina, Baglioni chiama le "anime calpestate". L'immigrazione è causa, certo, ma prima ancora effetto del grave squilibrio mondiale nella distribuzione delle ricchezze. Un effetto che sarà certamente causa di ulteriori squilibri. Ecco perché "sarebbe pericolosamente miope non rendersi conto del fatto che, se non riteniamo che spetti a noi curare quel primo squilibrio, dobbiamo almeno intervenire per scongiurare i secondi". Un tema, l'immigrazione, di fronte al quale "prima ancora di essere capaci di parole, dobbiamo essere capaci di silenzio. Il silenzio che serve a percepire il battito appena udibile di un cuore. Ma non il nostro. Il cuore dell'altro". E non ci deve mai abbandonare la consapevolezza di essere una "casta maledettamente ignorante e sprecona", senza rispetto per il cibo e falsamente inconsapevole del fatto che "un uomo che non ha di che nutrirsi non può chiamarsi uomo". Il ragazzo di Centocelle da tempo non è più un ragazzo, ma non dimentica "l'ossessiva abitudine" del padre "di raccogliere con il polpastrello dell'indice le briciole di pane sparse sulla tavola: 'Per queste ci vogliono tre chicchi di grano e non vanno perse'". Nasce da qui il forte richiamo a dividere, non quello che avanza, ma quello che c'è. Nemmeno la storia, in questo senso, aiuta. "Non ha mai insegnato niente a nessuno," rileva Baglioni. "Non perché sia una cattiva maestra, ma perché ha tra le mani un pessimo scolaro. Un perenne ripe- tente." Purtroppo, anche la memoria ha le gambe corte. E perdere la memoria significa perdere l'identità. Ecco, allora, la necessità di riconoscere e tutelare il valore di ogni storia, anche la più piccola. Anche se siamo "pioggia su vetro", infatti, sono proprio le "piccole storie, queste gocce apparentemente insignificanti, il sale della storia. La filigrana che la tiene unita e le dà senso". Affidata all'articolo che chiude questa raccolta, e ispirata dalle parole di un altro musicista, la risposta a tutti i quesiti che fanno vibrare queste pagine: Love is the answer. L'energia più grande che l'uomo sia in grado di produrre: "il miracolo che rende l'uomo capace di miracoli". Un'energia che "se fosse bussola e sestante per la nostra navigazione", ci consentirebbe di capire che "la risposta a molte delle piccole, grandi domande che ci piovono addosso e dalle quali spesso ci sentiamo perseguitati, è più vicina di quanto immaginiamo". Un viaggio senza fine, quello alla ricerca di identità e senso. Un viaggio in cui, più della meta, conta il viaggiare e nel quale, forse, possono aiutarci a non smarrire la rotta e la voglia di continuare a cercare anche alcune di queste parole senza musica.

Giuseppe Cesaro

postato da attimodieterno alle ore 16:52 | link | commenti